ANAHATA


Il quarto chakra è anche conosciuto come chakra del cuore perché si trova al centro dello sterno vicino al nostro organo cardiaco e governa tutti gli organi e gli arti che si trovano in prossimità di questa zona: il cuore, il sistema circolatorio, i polmoni, ma anche gli arti superiori e il timo (la ghiandola che controlla il sistema immunitario).
Anahata in sanscrito significa “non colpito”, che letteralmente sta ad indicare un suono prodotto da due elementi che non collidono tra di loro, e si riferisce all’incontro tra il plesso cardiaco e quello polmonare, dove due importanti funzioni vitali confluiscono senza intralciarsi.

Il quarto chakra Anahata, o chakra del cuore, è un chakra cardinale, in mezzo ai sette, è il ponte di trasformazione da corpo a spirito, è la sede del prana. Attraverso il quarto chakra entrano in collegamento i tre chakra inferiori (legati allaterra) con i tre superiori (legati al cielo), il corpo con la mente, la realizzazione materiale con quella spirituale: Anahata è l’armonia degli opposti, l’asse centrale del Cosmo.

Anahata è in relazione all’elemento aria e racchiude la trasformazione e la guarigione di sé e degli altri. È associato alla nostra capacità di sentire l’amore puro e incondizionato, di entrare in sintonia a livello empatico con tutto ciò che esiste e di coglierne la bellezza e la perfezione, nonché di sapersi prendere cura di se stessi e degli altri. L’aria è il movimento, l’invisibile, e rappresenta l’essenza stessa della vita: respira bene quando si ha il coraggio di accogliere l’energia e di affrontare il rischio di esplodere, di gridare e di ribellarsi alle limitazioni delle condizioni in cui si vive. Il funzionamento corretto dei polmoni presuppone l’umiltà di offrire se stessi al mondo e la fiducia di lasciar andare, lasciare uscire il respiro senza la paura del vuoto, della morte, della privazione, della solitudine e dell’abbandono.

Anahata ci chiede consapevolezza ed equilibrio nella percezione delle relazioni e nel rapporto con l’ambiente. Scopriamo che alla base dell’amore incondizionato c’è l’accettazione di noi stessi, così come siamo, e degli altri, senza volerli cambiare. Il cambiamento può avvenire soltanto in noi stessi, quando avremo riconosciuto tutti i nostri aspetti, liberato il cuore dalle sue cicatrici, dai traumi affettivi emozionalmente repressi, e intrapreso un percorso di guarigione e di crescita personale.

Anahata è forse il chakra più importante ed, essendo nel mezzo, rappresenta il punto di svolta tra una vita dedicata al soddisfacimento dei desideri terreni e una rivolta al cielo e all’immortalità. Con Anahata si diventa consapevoli di ciò che è reale, non si è più sotto l’influenza di Maya, l’illusione.
Il chakra Anahata è infatti connesso ai nostri sentimenti più puri e disinteressati, come l’altruismo, l’umiltà, la fiducia, la compassione, la pazienza ed il perdono.



Viene raffigurato come un loto con dodici petali di colore verde, colore che rappresenta armonia e benessere.

Nome sanscrito

Anahata (letteralmente, “non percosso”: suono ininterrotto o infinito)

Nome italiano

Chakra del cuore, centro del perdono, quarto chakra

Zona del corpo

All'altezza del cuore, nel centro del petto

Ghiandola corrispondente

Timo

Parti del corpo correlate

Polmoni, cuore, sistema circolatorio e respiratorio

Funzione

Centro del perdono, amore, compassione

Armonizzazione

Comprensione, felicità, auto-accettazione, motivazione alla vita

Senso

Tatto

Simbolo

Loto a dodici petali, con all’interno una stella a sei punte

Elemento

Aria

Colore

Verde

Mantra

YAM

Nota

Fa

Animale

Antilope

Divinità

Isha e Kakini

Pianeta

Venere

Pietra

Quarzo rosa (il cristallo dell'amore)

 

Disequilibrio del chakra

Il funzionamento disarmonico di Anahata può portare a patologie cardiache e polmonari, infarto, pressione alta, insonnia, asma.

Dal punto di vista psicologico, se c’è un FUNZIONAMENTO ECCESSIVO di questo chakra, l’investimento emotivo è talmente esagerato da provocare ansia: diventiamo esitanti, in preda a rimorsi e panico, in balia delle dualità, interiormente chiusi, rigidi e innaturali, ci è difficile rapportarci con gli altri, abbiamo paura del rifiuto, nelle relazioni di coppia possiamo diventare troppo presenti e soffocanti.

Se invece c’è un FUNZIONAMENTO INSUFFICIENTE si tenderà a essere dispiaciuti per se stessi, paranoici, indecisi, avere paura di lasciarsi andare o di farsi male, ci si sentirà indegni di amore e pieni di dubbi sulle proprie capacità.
Il primo sintomo di una carenza di Anahata è quello di abbattersi senza motivo, il secondo è il rifiuto di farsi toccare, di ricevere manifestazioni d’affetto. Chiuso, all’apparenza freddo, indifferente, ma in fondo estremamente vulnerabile, l’individuo appare sempre sulla difensiva: vorrebbe dare amore, ma il terrore di essere respinto lo blocca, facendolo sentire ancora più inadeguato.

Quando Anahata “funziona” siamo spontanei e diretti nella comunicazione, capaci di trasmettere emozioni e sentimenti, sensibili a ciò che è bello, giusto, equilibrato. Meditando su Anahata si ha coscienza dell’amore, della compassione, della gioia ed energeticamente si ottiene il potere emotivo: si diventa capaci di amore incondizionato.

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